Fin dal suo palesarsi, la pandemia da nuovo Coronavirus ha fatto emergere la necessità imperativa di proteggere, con l’adozione di misure d’isolamento, le persone più esposte e vulnerabili, cioè gli anziani ammalati e i disabili. La volontà di salvaguardare delle vite umane ha comportato – soprattutto all’interno delle case di riposo – restrizioni delle libertà individuali e collettive, determinate dalla limitazione delle possibilità di movimento autonomo. Gli interventi cautelativi, sebbene generati da preoccupazioni comprensibili, in molti casi hanno comportato anche conseguenze negative sulla situazione esistenziale e sulla qualità di vita delle persone residenti negli istituti, costrette ad accettare una lunga separazione dalle persone care e dagli amici. Il quadro, dai risvolti complessi e talvolta tragici, va tuttavia considerato tenendo presente come parecchi decessi legati all’infezione virale si verifichino all’interno di comunità che condividono spazi comuni, com’è sovente il caso nelle case per anziani. Le cause dell’alta incidenza della mortalità in tali ambienti sono molteplici e riguardano sia la vulnerabilità elevata dei residenti sia determinate condizioni più specificamente strutturali. Resta comunque aperta la necessità di riflettere su quanto certe severe restrizioni possano essere discriminatorie per gli individui chiamati a sopportarle. La responsabilità di adottare delle decisioni in situazioni tanto delicate dovrebbe sempre essere accompagnata da un’attenta valutazione dei principi inalienabili riferiti ai diritti umani e della dignità degli individui.

Dato il protrarsi nel tempo delle difficoltà generate dalla pandemia e tenuto conto dell’evoluzione problematica che i contagi stanno avendo nel nostro Cantone, è necessario ricordare a tutta la popolazione l’importanza del valore etico della responsabilità individuale e collettiva nel far fronte alla diffusione del virus e alle sue conseguenze. I principi della prudenza di ognuno e della solidarietà di tutti verso gli altri sono strumenti imprescindibili per coniugare in maniera proporzionale la limitazione delle libertà con la protezione delle persone più fragili, in particolare degli anziani e dei disabili, per i quali un contagio da Covid-19 può trasformarsi in una morte non desiderata e inutile perché prematura. Ecco allora le raccomandazioni ben note, ma che ha senso richiamare ancora una volta, insieme col pressante invito a tutte le socie e a tutti i soci dell’ATTE a non allentare l’attenzione durante i mesi che ci separano dalla bella stagione:

  • indossare la mascherina ogni volta che si è in pubblico e impegnarsi a portarla correttamente;
  • lavare (o disinfettare) frequentemente le mani;
  • mantenere sempre una distanza sufficiente dagli altri.

Sono misure indispensabili e soprattutto valide, che permettono di condurre una vita “quasi normale” fondata su rapporti affettivi “quasi normali”. Si tratta insomma di portare pazienza e di resistere con coraggio: l’arrivo dei vaccini e della primavera potrà regalarci il ritorno a una vita sociale più intensa e soddisfacente.

A tutti l’augurio che, nonostante le contingenze, le prossime festività siano comunque portatrici di momenti sereni.

 

Roberto Malacrida, medico                                                  Giampaolo Cereghetti, presidente ATTE