UNI3: 35 anni al servizio dell’Associazione Ticinese Terza Età e della cultura

«Pensa a quel che sarebbe pel tuo udito,
tu che resti all’ascolto della notte,
una assai lenta neve
di cristallo.»
(Philippe Jaccottet, da Alla Luce d’inverno. Pensieri sotto le nuvole, 1994)

L’anno 2020 coincide con due ricorrenze significative per l’Associazione Ticinese Terza Età: il 40° della sua fondazione e il 35° d’esistenza dell’Università della Terza Età (UNI3).
L’Assemblea costitutiva dell’ATTE si svolse a Giubiasco il 25 ottobre 1980 alla presenza di una cinquantina di soci fondatori. Dai 761 affiliati dell’anno 1981 (aumentati a 2’678 già nel 1983), siamo giunti oggi vicino ai 12’700 membri, quasi il 70% di sesso femminile. Una cifra certo ragguardevole, che negli ultimi anni sembra tuttavia segnare un certo stallo, in parziale controtendenza rispetto alla forte crescita della popolazione “over 60”, appartenente alla generazione dei cosiddetti baby-boomer. Questo fatto impone una riflessione sulla tipologia delle attività e delle iniziative promosse a livello associativo e sulle “strategie” di reclutamento di nuove socie (e soci!), particolarmente nella fascia dei “giovani anziani”, indispensabili per assicurare il rafforzamento prima e l’avvicendamento poi, in seno alla folta e preziosa compagine delle volontarie e dei volontari.
Sulla scorta di esempi provenienti dalla Romandia, il 21 novembre 1983 il Comitato cantonale dell’ATTE decise di studiare la possibilità di aprire anche in Ticino un’UNI3. Al prof. Guido Marazzi, già direttore della Scuola magistrale di Locarno, venne affidato l’incarico di preparare una bozza di programma. Il 18 giugno 1984 l’Assemblea cantonale accolse la proposta d’istituire l’UNI3, configurandola nello Statuto quale attività propria dell’ATTE. Dopo due “corsi sperimentali” dell’autunno 1984, a partire dal 1985 – col sostegno dell’Università di Ginevra – l’UNI3 ticinese iniziò il suo progressivo sviluppo sotto la guida del prof. Marazzi. Se nel 1985 gli iscritti ai corsi risulta fossero all’incirca 300, nel 1998/99 si contavano 3’600 presenze alle 64 attività organizzate. La crescita dell’UNI3, nel frattempo divenuta membro della Federazione svizzera delle UNI3, è stata costante nel tempo. L’anno accademico 2017/18 ha offerto 282 incontri distribuiti sul territorio, facendo registrare in totale 11’453 presenze. Cifre analoghe si registrano per il semestre in corso. Una cinquantina i docenti coinvolti, parecchi con oneri d’insegnamento o di ricerca a livello universitario, gli altri provenienti in larga parte dai Licei, sovente addottorati e con pubblicazioni. Una quarantina i volontari che, nelle varie sedi regionali, assicurano l’accoglienza dei partecipanti.
Nonostante qualche difficoltà finanziaria, legata anche al cambiamento dei criteri d’attribuzione del sostegno finanziario da parte del DDS (che esclude esplicitamente l’UNI3), e crescenti problemi di natura logistica, negli ultimi anni si sono intensificati gli sforzi per ampliare la gamma delle offerte di corsi e incontri. Guardando all’insieme del territorio cantonale, come giustifica la forte mobilità che si registra ormai anche fra gli anziani, si è cercato di allargare lo spettro delle discipline e degli argomenti, con particolare attenzione ai settori delle “Scienze matematiche, fisiche e naturali”, ma pure delle “Lingue e letterature” (anche antiche), nonché delle “Scienze umane e sociali” e delle “Arti”. Si è inoltre cercato, in collaborazione con istituti scolastici e altri enti, di concedere spazio a incontri di carattere intergenerazionale e a lezioni sempre più condotte in forma dialogata, generalmente registrando un buon successo. Dopo l’esperienza positiva del corso dedicato a Leonardo da Vinci, in futuro si cercherà di offrire altri approcci interdisciplinari ai temi affrontati.
Sono cresciute di numero le forme di collaborazione organizzativa. Da segnalare, per esempio, le uscite culturali (visite a mostre, partecipazioni a spettacoli teatrali e a concerti) e alcuni viaggi, concepiti d’intesa col Servizio preposto e preparati da specifici corsi UNI3. Proseguono le relazioni col prestigioso Teatro alla Scala di Milano, ma anche con altri Teatri e realtà culturali sia in Italia sia in Svizzera: fra gli accordi di collaborazione più recenti, quelli con l’Orchestra della Svizzera italiana (OSI) e con LuganoMusica del LAC. Pure i contatti con l’Università della Svizzera italiana (USI) sono proficui e in costante crescita. Poiché i riscontri ricevuti dalla maggioranza degli utenti sono in genere assai positivi, si cercherà di proseguire in questa direzione, con l’obbiettivo di mantenere l’attrattività delle proposte.
Nell’allestimento del programma per il semestre autunnale 2019/20, tenuto conto della disponibilità dei docenti e delle sale, ci si è attenuti ai principi testé evocati. Lasciamo però al lettore il compito di passare in rassegna l’offerta dei corsi per scoprirvi qualche novità, limitandoci a segnalare come – nella ricorrenza del 35° – si sia voluto porre un’attenzione particolare sulle proposte di natura musicale, che risultano piuttosto numerose e diversificate.
L’accento posto sulla Musica (da qui la citazione in esergo di un frammento dedicato al compositore Henry Purcell dal poeta Philippe Jaccottet) vuole sottolinearne l’importanza per tutte le stagioni della vita. La musica è un linguaggio universale che consente a ognuno di esprimere i propri sentimenti e di comunicare con gli altri: un linguaggio perciò senza tempo, territori e confini, una voce che appartiene all’umanità.

Già gli antichi erano consapevoli del valore formativo della musica: «L’educazione decisiva […] è quella musicale, perché il ritmo e l’armonia penetrano fino in fondo all’animo, e lo toccano nel modo più vigoroso infondendogli eleganza […]. Chi possiede una sufficiente educazione musicale può accorgersi con grande acutezza di ciò che è brutto o imperfetto nelle opere d’arte o in natura, e se ne dispiace a buon diritto, mentre sa approvare e accogliere con gioia nel suo animo ciò che è bello, e nutrirsene e diventare un uomo onesto.» (Platone, La Repubblica, 401e-402a, a.c. di G. Lozza, Mondadori, 1990).
Claudio Abbado ebbe modo di affermare, durante un’intervista, che la musica è l’arte più connaturale all’essere umano, in quanto espressione della musicalità che appartiene a tutti: «Nella vita di ogni persona, e particolarmente da bambini, è importante imparare ad ascoltare e ad ascoltarsi. Sono attitudini fondamentali nella vita di ognuno.» Secondo il grande direttore d’orchestra, la musica educa l’intelligenza non solo in campo artistico, ma in tutti gli ambiti della conoscenza, coniugando il bello con la disciplina, la fatica con la gioia.

Nella speranza che ognuno possa trovare proposte stimolanti nel programma che inaugura il 35° anno accademico e anticipando a tutti gli auguri di Buone Feste e Buon Anno, lasciamo alla riflessione di ognuno le considerazioni del compositore belga Henri Pousseur (1919-2009):

«Se i musicisti non tentano (come spesso avviene) di mantenere (o far mantenere) sul piano etico le promesse di armonia che sul piano estetico sviluppa la musica, da essi così soavemente o sapientemente, attentamente o appassionatamente praticata, non c’è in realtà nessuna ragione di sperare che una qualsivoglia armonia entri finalmente mai nei fatti della nostra vita sociale. Dovremo allora disperare della musica, e non trovare più motivi per praticarla […]. Al contrario, se si pensa dunque che è urgenza estrema quella di cambiare i nostri modi di pensare, cioè anche i modi di agire gli uni verso gli altri, allora il patrimonio di insegnamenti, l’accumulo di modelli che mette a disposizione del nostro interrogarci l’immenso serbatoio di musiche dell’umanità può servire da terreno privilegiato per una sperimentazione di comportamenti “armonici” […] per aprirci – almeno aprire ai nostri figli – l’orizzonte di un futuro più respirabile.» (H. Pousseur, Comporre (con) identità musicali, in “Progetto Uomo-Musica”, II, 1992, p. 6.)

Giampaolo Cereghetti, direttore UNI3